Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) I.djvu/121

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94 SOFOCLE 1310-1338

coro
Deh, senno abbiate entrambi che vi moderi:
dare, io non vi saprei miglior consiglio.
teucro
Come veloce, ahimè, la gratitudine
per gli uomini dilegua, e taccia merita
di traditrice, se quest’uomo, o Aiace,
di te non serba il minimo ricordo,
che tante volte, e con sí gran travaglio
esponesti per lui la vita in campo!
Tutto è sparito, tutto ora è gittato.
O tu che tante e sí stolte parole
hai pronunciate, non ricordi piú,
allorché, nella notte, entro il recinto
chiusi eravate, e già perduti, e solo
ve ne salvò costui, quando all’estremo
dei banchi delle navi il fuoco ardeva,
e di sopra alla fossa, alto balzava
Ettore già dentro le navi? Allora
chi lo frenò? Non fu forse costui,
che il piede mai, lo affermi tu, non pose
ove non fossi tu? Forse non ebbe
quella sua gesta il vostro plauso? E quando,
da solo a solo, contro Ettore mosse,
comandato non già, ma tratto a sorte,
— né sorte fu da traditore, un’umida
zolla di terra: quella fu che prima
balzar doveva dal crinito elmetto —
opera sua non fu? Presso non gli ero
io, schiavo, figlio d’una madre barbara?
Oh sciagurato, e come puoi, quand’occhi