Pagina:Tragedie di Sofocle (Romagnoli) I.djvu/150

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64-94 FILOTTETE 123

65per un odio profondo abbandonasti
contro gli Achei concetto: ché, pregandoti,
dalla tua patria ad Ilio ti chiamarono,
ché questo solo mezzo avean di prenderla;
e poi, quando chiedesti, a buon diritto,
70l’armi d’Achille, non te ne stimarono
degno, e a Ulisse le diedero. E poi, scaglia
su noi l’estreme fra l’estreme ingiurie,
ché doglia non ne avrò. Ma se rifiuti,
in gran cordoglio gitterai gli Argivi.
75Perché, sin quando non avremo l’arco11
di quest’uomo, espugnare il pian di Dàrdano
neppur potremo. E senti ora perché
favellare con lui senza sospetto
né periglio tu puoi. Tu navigasti,
80non costretto da giuro, e non per forza,
né quando prima il campo mosse. Invece,
io feci tutto ciò, negar nol posso:
sicché, s’egli di me s’accorge, mentre
l’arco possiede, io sono morto, e te
85che meco sei, rovinerò per giunta.
Con l’astuzia ottener dunque bisogna
questo: che tu delle invincibili armi
possa far preda. O figlio, io so che l’indole
tua non è tal da macchinare simili
90tristizie, o da parlarne. Eppure, cogliere
della vittoria il frutto è dolce. Ardisci.
Opreremo da giusti un'altra volta:
del giorno un breve tratto ora concèdi
a me: scorda il pudore; e poi ti chiamino
95tutta la vita il piú giusto degli uomini.