Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/277

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libro terzo 271

LIBRO TERZO

Dubbio, e gran dubbio, nel vero hanno avuto giá i savi del mondo intorno alla diffinizione dell’uomo, onorato monsignor mio. Peroché alcuni vòllono che l’anima sola, alcuni che ’l corpo solo fosse l’uomo, animaL sovra tutti gli altri creato e di tutti gli altri di grandissima lunga il piú degno e ’l piú maraviglioso ancora. Quelli, difendendo l’opinione ed il parer suo come buono, dicevano cosí: — Si come questa voce «cavaliero», propriamente favellando, non viene a significare cavallo, ma solamente l’uomo; nè l’uomo ancora si chiama «cavaliero» s’egli non usa il cavallo, cosí l’anima sola si dice essere l’uomo, ma non però s’ella non si trova ad essere nel corpo. — Questi per lo opposto argomentano cosí: — Si come questa parola «bicchiere» solamente viene a significare il vaso, ma si però che alle volte aggia del vino dentro di sè, cosí il corpo è solamente l’uomo, pure ch’egli tenga in sè l’anima serrata e chiusa. — Chiunque considera queste due opinioni tanto diverse, e lontana L’una dall’altra, trova alla fine che nè quelli nè questi hanno il suo intento. Percioché quelli, quantunque dicano l’anima sola esser l’uomo, pure il corpo è non so che; poiché ve la rinchiudono dentro, e senza non ponno fare. Questi parimente mi pare che s’aviluppano il cervello, e si contradicono, percioché, volendo eglino che il corpo solo sia l’uomo, ma non però s’egli non ha l’anima in sè, egli è necessario pure che l’anima sia qualche cosa, anzi che no. Platone, come recita ancor, nell’Idea del teatro suo, messer Giulio Camillo, induce Socrate, nel dialogo intitolato Primo Alcibiade, ammettere la prima opinione. Percioché, dice il Camillo, sí come la vesta che portiamo non è noi, ma cosa