Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/301

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libro terzo 295


opinione è in piedi sorta, che Platone (il quale nel secondo delle Leggi dice che i dèi, avendo compassione a noi di questa faticosa vita, instituiro le ricreazioni delle fatiche, e ci dièro ancora le muse ed Apollo, loro duce, e Bacco, i quali con piacere ci inducono a ballare e saltare bene spesso) che Platone, dico, a cui non spiacquero i salti e balli, senza la musica, e massime nel Timeo, non si può intendere? O musica, sovra ogni altra cosa dolcissima e vaga, io credo che senza te noi non potremmo vivere al mondo, sí come senza gli elementi non si può in vero in modo niuno: senza te non vivono l’anime beate e gli angeli celesti, i quali con perpetue e dolcissime voci lodano quella prima ed eterna causa, ch’è Iddio ottimo massimo; senza te (se vera è quella dolce armonia, la quale ne’ cieli pose ed affermò con dotta persuasione il divino Pitagora) non si ruotano e girano le spere mai. Tu inanimivi ed accendevi gli eserciti spartani. Tu non fosti sprezzata, ma commendata da Licurgo, purissimo legislatore. Te Platone (il quale, insieme con Aristotele, comandò che primieramente fosti imparata, e ti giudicò, non senza giudicio, buona mezana di comporre i costumi della reppublica) credette necessaria all’uomo civile e politico dover essere in ogni modo. Te, senza dubbio, gravi filosofi e prudenti uomini, te le muse amano, per lo cui mezo venisti in cognizione al mondo. Marica Iperbolo nulla per tuo mezo diceva di aver apparato, salvo che le lettere. Oh, guadagno inestimabile! Aristofane mostra che gli antiqui volevano che i suoi fanciulli apparassero te. Il perché si legge in Menandro di quel vecchio, il quale, dimandando che ciò, che in allevazione del figliuolo aveva ispeso, renduto gli fosse, dice che molti denari aveva dato a’ musici ed a’ suoi seguaci. Orando Gracco, un suo amico gli stava dietro con la fistola sonante. Pitagora, veggendo certi gioveni accesi e disposti ad isforzare e combattere una pudica casa, con accennare e comandare ad un musico che sonasse il canto spondeo, gli venne a pacificare e chetare: pur per te! Crisippo volle che le nutrici e balie avessino parte di te, perché i bambini traessero al suo canto, e si racchettasero qualora piangevano. Sarebbe una fatica da spaventare un Ercole a dir tutte le lodi tue;