Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/334

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328 iv - il convito, overo

ora avvenga nel ricercar la prima origine e la vera etimologia delle corna. Conciosiachè, se ben sopra questa materia è stato da due valentuomini assai bene e convenevolmente discorso, non veggo però che si sia ancora venuto ad un certo termine, che mi si acqueti la mente. Il che stimo non potere da altra cagion procedere, se non che la veritá, la qual si cerca insin ad ora, non sia stata trovata e scoperta. Perchè, se ben io non ardisco promettervi di me tanto, che per mia opera si truovi e si scopra, pure io mi sforzerò, quanto le deboli forze del mio ingegno comportaranno, che, se non in tutto, almen in parte nota vi sia. A la qual cosa fare addurrò anch’io il testimonio de’ poeti e teologi antichi; poichè mi sono tra me stesso risoluto l’opinione delle corna essere antichissima, e loro, sí come dell’altre cose mistiche, sotto vari figmenti favoleggiato averne. Convenendo dunque con Trifone e col Cesario che le corna sieno trama di donna, la qual si tesse contra l’onore del marito, vi dico che non dalla similitudine che hanno cotali genti agli animali cornuti, nè da Bacco dio del vino, ma piú tosto dalla Luna ingiuriata abbino avuto principio. Per la qual cosa dire, bisogna prima due cose presupporre: la prima che Venere e la Luna fanno la medesima cosa; l’altra che, per opera della Luna, si mantenga la generazione e la spezie dell’uomo. Che Venere e la Luna siano dagli antichi teologi stimate una cosa istessa, lasciando molte altre cose che vi si potrebbeno addurre, addurrò solamente il testimonio d’Orfeo, il quale chiama Venere nel suo inno Νικτερία e poco dopo Φαινομένη, cioè «notturna», «la quale or apparisci, or ti nascondi». Le quai proprietá non è dubbio che sono della Luna. Ora, che dalla Luna si mantenga la generazion successiva dell’uomo, spero farlovi agevolmente conoscere, col ridurvi a memoria la bella favola, recitata da Aristofane, nei libri di Platone. Perciochè, essendo nel principio del mondo tre generi d’uomini (non, come ora, due), cioè maschio e femina ed un altro composto d’ambedue, chiamato «androgino», mostravan tutti tre figura rotonda. Conciosiacosachè avean quattro mani ed altrettante gambe, una testa con due facce, quattro orecchie e due membra genitali. Camminavan