Pagina:Trattato de' governi.djvu/136

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verso, e così il conseguente; di che cose cioè debbino essere padroni gli uomini liberi, e la moltitudine dei cittadini, i quali non sieno nè ricchi, e non abbino qualità rilevata: cioè, che e’ non è sicura cosa a fare partecipi tali uomini dei sommi magistrati. Conciossiachè mediante l’ingiustizia e l’imprudenza e’ potrebbono parte commettere dell’ingiurie, e parte commettere degli errori: e il non darne loro, e il non fargli partecipi di quegli sarebbe ordine spaventoso. Imperocchè dove li più, e poveri rimangono privati degli onori, quivi è forza ch’e’ si riempia d’inimici della republica. Restaci adunche a dire, che tali debbino partecipare dei giudizî e dei consigli.

E perciò Solone, e alcuni altri legislatori instituiscono, che il popolo sia padrone della creazione dei magistrati, e di correggere gli errori di chi è in magistrato, ma che dispersè e’ sia principe non consentono. E la ragione è, che tutto il popolo ragunato insieme viene ad avere un sufficiente giudizio, e mescolato con li prudenti viene a giovare alla città, non altrimenti che un nutrimento non buono mescolato con un buon fa tutto insieme il nutrimento più utile al corpo, che se ei fusse quel poco. Che qui medesimamente ciascuno dispersè considerato è disutile a dare giudizio.

Ma in questo ordine detto di governo nasce un dubbio. Imprima, perchè e’ potrebbe parere, che al medesimo s’appartenesse dare giudizio di chi avesse bene medicato, che sapesse ancora ei medicare, e fare sano l’infermo dal presente male; e questi è il medico. E questo simile avviene in tutte l’altre esperienze e arti. Così adunche come al medico sta bene rendere conto delle sue azioni agli altri medici, parimente sta bene fare questo agli altri nelle simili corrispondenze; ma il medico è e quegli che opera da sè, e quegli che è architettonico. E ecci ancora un terzo, che è