Pagina:Trattato de' governi.djvu/163

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hanno termino, siccome hanno tutti gli altri instrumenti e ciascuna cosa utile è tale, che l’eccesso suo per necessità nuoce, o veramente non giova a chi l’ha. Ma ciascun bene dell’animo quanto egli è maggiormente in soprabbondanza, tante più viene ad essere utile, se e’ si debbe a tai beni dare non solamente aggiunta d’onesto, ma ancora d’utile. Insomma e’ si dice, che ciascuna disposizione buona di qualunche cosa si conseguita l’una l’altra secondo la distanza di quelle cose, delle quali noi diciamo loro essere disposizioni. Onde se l’anima è più nobile della roba e del corpo, e assolutamente, e in quanto a noi, e’ conseguita di necessità, che l’ottima disposizione di ciascuna cosa abbia la medesima corrispondenza con le cose dette. Oltra di questo simili cose sono atte ad essere elette per cagione dell’animo, e ciascuno, che è saggio, debbe volerle, ma e’ non debbe già volere l’animo per cagione di loro.

Che adunche a ciascuno si aggiunga tanto di felicità, quanto egli ha di virtù e di prudenza, e d’opera d’azione da queste virtù derivanti, siami da ogn’uomo conceduto col testimonio di Dio ottimo, il quale è felice e beato non mediante alcun bene esterno, ma mediante lui stesso, e per essere di tal natura. E ancora perchè e’ si vede, che la buona fortuna, e la felicità sono cosa diversa; imperocchè la fortuna e il caso è cagione dei beni esterni, e perchè nessuno è nè giusto, nè temperato mediante il caso, nè la fortuna; e così conseguita, ed è alle ragioni medesime sottoposto, che la città felice sia l’ottima, e quella che vive virtuosamente. Ma egli è impossibile a virersi bene da chi non opera cose oneste. Nè si ritrova uomo alcuno, nè città alcuna, che senza virtù e prudenza possa operare cosa buona. E la fortezza, e la giustizia, e la prudenza d’una città han