Pagina:Trattato de' governi.djvu/168

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possa partecipare di vita beata, e di quella felicità, che le sia lecito di conseguire. E certamente, che e’ ci sarà differenza in constituire alcune di queste cose. E ciò sta bene di vedere al legislatore, se alcuni popoli sieno vicini; quali ordini appresso di loro esercitare si debbino, e qualmente e’ si debbino usare quei, che egli hanno infra loro stessi. Ma tal considerazione arà più disotto il suo luogo, dove si tratterà del fine, che debbe preporsi la republica ottima.


Ma io vo’ disputare alquanto con chi confessa la vita virtuosa essere la desiderabilissima, ma che non conviene nell’uso d’essa virtù, e vo’ dire le ragioni dell’una parte e dell’altra. Dall’una sono dannati li magistrati civili, come da chi stima la vita d’uno uomo libero esser diversa da quella di chi amministra le cure civili; e così la prima vita essere la desiderabilissima. Dall’altra si tiene in contrario per ottima vita questa altra, con allegare che egli è impossibile cosa a farsi bene da chi non fa nulla, e che la buona operazione, e la felicità è una cosa medesima. E certamente che l’una parte, e l’altra dice bene, e non dice bene. Dice bene quella che afferma la vita d’un uomo libero essere migliore di quella di chi governa violentemente. E ciò è vero, imperocchè e’ non è cosa alcuna generosa a usare il servo, come servo; perchè il comandamento delle cose necessarie non ha in sè cosa alcuna d’onesto.

Ma e’ non è già vero il giudizio di