Pagina:Una città al ventesimo secolo.djvu/2

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ARCHITETTO ED AGRONOMO 503

illuminazione, di una polizia urbana bene organizzata e dei perfezionati mezzi di trasporto!

E non pertanto noi non siamo che all'alba di questa era novella, e ciò che in oggi esiste è ben poca cosa in paragone di ciò che deve realizzarsi ancora. Si è forse tratto tutto il partito possibile dal vapore? No: non si sono che sfiorate le principali sue applicazioni.

Ove sono i publici scaldatoi che dovrebbero esistere in tutte le nostre città, nell'inverno? Ove le lavanderie economiche? Ove le città operaie fornite di acqua ben distribuita e di gaz? Dove i forni, i macelli e le farmacie comunali; e tutti i grandi mezzi di produzione, pei quali avremmo tante nuove istituzioni attualmente appena abbozzate in alcune località, ma che sono inevitabili e prossime?

Supponiamo che tutto ciò sia realizzato; immaginiamo una città del ventesimo secolo, ben ordinata in tutte le sue parti; le strade ridotte siccome viali di giardino, non ingombre da una moltitudine di vetture diverse di forma, e trascinate ora lentamente, ora velocemente, mandando per l'aere un insopportabile fracasso; percorse invece da eleganti vaggoni, tirati da piccole locomotive; non fango, non polvere, non romorio. Tutto si agita e si muove come una vasta macchina, di cui tutte le ruote furono lubricate.

Un'architettura nuova subentra all'architettura bastarda, servile, e senza carattere dell'epoca nostra. Il vetro, il ferro, le fonderie sono esclusivamente impiegate in queste gigantesche ed ardite costruzioni, i di cui tetti riflettono splendidamente i raggi solari.

Il palazzo di Sydenham può solo darci una debolissima idea di quest'ordine architettonico. Ogni via è fiancheggiata da immensi palazzi; getti d'acqua si lanciano graziosamente nel seno dei deliziosi giardinetti o dei laghi artificiali che abbelliscono e variano la monotonia delle grandi piazze. Non v'è più notte; a breve distanza l'uno dall'altro i fanali elettrici ci innondano di una luce splendidissima al di cui paragone il gaz è tenebre. Questa luce elettrica è quasi gratuita, perchè creata coll'ajuto di motori idraulici, i quali attingono le loro forze ai fiumi che lambiscono quasi tutte le città. L'aria della città è divenuta salubre quanto quella dei campi; perocchè le dejezioni che ingeneravano tante malattie, trasportandosi per le infettate nostre contrade, sono raccolte in ben chiusi tubi, da dove apposite macchine le aspirano incessantemente per trasformarle in prezioso ingrasso.

Il movimento continuo succedette alla stagnazione attuale. Movimento delle acque pure e saluberrime che si innalzano a qualunque piano di casa; movimento sotterraneo che respinge incessantemente gli umori mefitici dai grandi centri di popolazione; movimento rotatorio dei fari elettrici. Alte botteghe isolate succedono dei vasti bazar; tutto proprio, tutto ordinato, tutto è grandioso. Di distanza in distanza sono posti degli apparati elettrici, coll'ajuto dei quali puossi comunicare coll'intiero mondo. Dal fondo dell'India o dell'Australia, si corrisponde direttamente a Parigi ed a Sydney, e si parla come se la distanza non fosse che di due passi.

Ogni ramo d'arte acquistò meravigliosi mezzi di popolarità e di espressione. Il teatro si è trasformato; egli non è più fatto pei privilegiati della fortuna, ma per la folla. L'arte dell'avvenire tolse a prestito all'arte antica questi vasti anfiteatri, ove un popolo intiero siede comodamente; mezzi possenti di riscaldamento, di ventilazione, e giudiziose disposizioni di acustica, assicurano a ciascuno spettatore posti comodissimi. Nè l'arte, nè l'inspirazione poetica perdettero a questa materiale trasformazione. No; anzi esse vi guadagnarono immensamente: il dramma, la commedia, l'opera sono entrati in una via novella, via esclusivamente umanitaria e popolare.

Essi montarono sul vero loro piedestallo, perchè parlano ad una folla immensa; essi decompongono, e ricompongono insieme con incredibile ardimento le umane passioni;