Pagina:Una città al ventesimo secolo.djvu/3

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504 GIORNALE DELL'INGEGNERE

come l'ingegnere e l'architetto ricompongono e domano la materia. Nel nuovo stato di cose per essere applaudito, è mestieri il frugare fin nelle viscere di un popolo; studiarne i bisogni, le tendenze, le aspirazioni del presente e dell'avvenire. L'anima del poeta si è allargata come il circolo del suo uditorio.

Le biblioteche, i musei, le collezioni d'ogni sorta non sono più rette da quei regolamenti che furono fino ad oggi in vigore. Che cosa furono fino ad oggi le nostre biblioteche, se non ironiche raccolte, senza mezzi di ricerca, senza facilità? Vi si gela d'inverno; vi si soffoca d'estate. Quasi sempre chiuse, appena vi siete entrato, venite invitato ad uscirne. Sono zelanti osservatrici di tutte le feste del Calendario, delle vacanze di Pasqua, di quelle vendemmiali. Ed invero non è forse giusto che i signori bibliotecarj abbiano il tempo di attendere al raccolto dei loro bozzoli, ed alla rediviva vinificazione?

Chi prende a considerare le città del medio evo, è colpito dalla individualità, dalla varietà, dalla moltiplicità delle forme.

Comignoli eleganti, svelte e graziose scale, finestre originali, nelle quali il circolo, l'ellissi, o il sesto-acuto si maritano con nuovissima foggia. Nelle città moderne l'individualità sarà eliminata. L'occhio rimarrà attonito davanti all'imponenza delle grandi linee, all'associazione delle forze, ai miracoli dell'industria del secolo, che hanno una poesia loro propria.

Ogni secolo non ha forse la sua missione, la sua fede?

L'umanità non contiene forse la divina idea del movimento e del progresso? È il centro di questo movimento che cambia situazione in virtù di leggi incomprensibili all'umano intelletto.

Di secolo in secolo l'idea manifestasi in diverso modo. Ora essa suscita la conquista universale del mondo con Roma o Carlomagno; ora si trasforma in entusiasmo religioso, mercè le cattedrali o le crociate del medio evo. Qual diritto milita in nostro favore per crederci o assolutamente superiori, o assolutamente inferiori agli uomini dei secoli passati, od agli uomini dei secoli venturi? L'umanità gira con moto perpetuo sopra sè stessa, ma produce frutti diversi. Se l'umanità attende di preferenza ad opere materiali, queste saranno tanto più belle quanto maggiore sarà il lavoro manuale: ma l'assenza del concetto morale ne renderà meno originale il carattere. Se all'incontro l'umana mente lavora sopra principj astratti ed ispirazioni del cuore, i miglioramenti della materia saranno trascurati. Dominati da questa legge, i destini dell'uomo ondeggiano senza mai fermarsi fra la materia e l'intelletto; bizzarro complesso d'ispirazioni e di idee eterogenee; contraddizione perpetua.

Conchiudiamo col dire che non siamo nel novero di coloro che disperano perchè presentemente trovansi a fronte di un'epoca di transizione assolutamente materialista, dove qualunque culto viene offuscato dal culto dell'oro. Diremo a questi Aristarchi: abbiate pazienza, il passato non è ancora dimenticato, l'avvenire non è ancora maturo. Aspettate che le nuove piantagioni abbiano messo germogli dal seno di una terra di lumi e di libertà. Vedrete allora il mondo materiale rivestito di nuove sembianze. Noi non dubitiamo di ciò; ma la nostra persuasione non giunge fino al punto di asserire che l'uomo arrivato in quell'èra sia per essere migliore e più contento.»