Pagina:Una sfida al Polo.djvu/202

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196 capitolo xv.


— E noi, — disse, — mangeremo uno dei zamponi dell’orso. Non sapete che valgono i prosciutti dei maiali d’Irlanda?

— E chi andrà a prenderlo? Io no di certo.

— Corpo di tutti i fulmini dell’amico Giove!... — esclamò Walter, grattandosi la testa. — Mi ero dimenticato che vi sono altri tre o quattro orsi nascosti sotto il carrozzone! Decisamente sono uno stupido!...

— E grosso come un rinoceronte, — brontolò l’ex-baleniere, stritolando il cannello della pipa che teneva fra i denti.

— Walter, — disse il canadese. — Era grossa la mancia?

— Non l’ho ancora ricevuta, signore, — rispose lo studente, il quale appariva desolato.

— Il fornello è sempre acceso però.

— Lo vedo.

— Se potete offrirci uno zampone arrostito, io e Dik siamo pronti ad assalirlo.

— Ah no, signore. Domani forse, ma per ora non mi sento al caso.

— Allora aprite delle altre scatole di conserva e rimettetevi al lavoro.

— Mi lasceranno poi finire, i signori orsi?

— Se verranno a disturbarvi ci penseremo noi, è vero Dik?

— Sì, purchè il cuoco faccia presto. Il thè l’ho già in fondo ai talloni io. —

Il canadese riaccese la sua pipa e si mise in osservazione dinanzi ad uno dei finestrini, mentre lo studente si affannava a preparare la colazione non senza brontolare contro gli orsi.

L’uragano continuava ad imperversare al di fuori con furia crescente.