Pagina:Una sfida al Polo.djvu/92

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86 capitolo vii.


— Speditemi subito questo ad Albany, — disse il signor di Montcalm, presentando un modulo già scritto.

L’impiegato sbadigliò un paio di volte, si accomodò sul naso gli occhiali e lesse:

«Albany — Miss Ellen Perkins.

Sono partito.

«G. di Montcalm».


— Null’altro? — chiese l’impiegato.

— Niente da aggiungere, — rispose il canadese.

Attese la ricevuta e tornò nell’automobile.

— Un po’ secco quel telegramma, — disse Walter, riprendendo il suo posto.

— Quella orgogliosa americana che per smania di farsi della réclame manda gli uomini che la corteggiano a rompersi il collo perfino al Polo, non merita di più, amico, — rispose il canadese.

— Ecco un amore poco saldo in gambe.

— Può darsi. Dik, avanti, e appena fuori della città non fate risparmio di benzina. Prima di giungere ai grandi banchi del Polo, ne troveremo dell’altra.

— Chi ce la provvederà, signor di Montcalm? — chiese lo studente. — Gli orsi bianchi non ne hanno mai tenuta di certo in serbo per comodità dei signori automobilisti.

— Ho prese le mie precauzioni, giovanotto mio. A quest’ora i due forti della Compagnia delle pelliccie della Baia di Hudson, che si trovano sui confini della regione abitabile, devono essere già stati avvertiti, per cura del rappresentante della Compagnia di Montreal, del mio passaggio.

Là non ci mancherà la benzina, ma dopo non dovremo contare che sulla nostra riserva.

Sarà dopo il forte Churchill che le grandi difficoltà ed i grandi pericoli cominceranno per noi.