Pagina:Varon milanes.djvu/71

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s’adoperava in vece di palla (che forsi non era così ben rotonda, come ora si usa) chiamava in ajuto, acciò potesse prenderlo, il Dio Pan, e diceva Pan adsis, in vece delle quali parole oggi corrottamente si dice Panera. O pure vogliamo dire, che Panera sia composto di due parole, la prima Greca, qual è il nome πάν, che significa omne; l’altra dall’imperativo erra, del verbo erro, as, che significa fallire, quasi dica fallite in tutto, fate un fallo. Quindi uno solito commettere errori si addimanda Panera.

Sema. Una volta. È tolto tutto di peso dall’avverbio Latino semel, qual significa una volta.

Sgaron. Un che fa del bravo, e del tagliacantoni. È derivato dal verbo Greco σκαίρω, id. salto, tripudio. Bella derivazione tratta appunto dalla propria qualità di simil gente, posciachè fra le altre cose, che fanno per farli tener valorosi e bravi, come torcer la vista, ingrugnar il muso, nodrir le chiome ec. vanno in una certa guisa saltando, che si assomigliano alli cavallacci bertoni, quando van trottando.

Sitì. Tacere. Credo venga dal Latino sisto, is. Ovvero da st, che è particola indicentis silentium, onde con la interposizione della vocale i si è formato il verbo sitì.

Smalavià. Dissipare, distruggere. È un verbo formato dal nome Greco σμίλη, id. scalpellum, culter; Smalavià adunque significa dissipare, come se io lo tagliassi col coltello.