Pagina:Venezia – Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, Vol. I, 1912 – BEIC 1904739.djvu/243

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relazione di alvise donato 237

dall’altro canto sicuro, perché, come si sa, i Stati deboli, nelle uguali pretensioni di quei molti che v’aspirano, vengono gelosamente guardati da tutti non men ch’i propri; poiché da ognuno si vogliono piú tosto in mano d’un principe di non molte forze, di cui non abbino a temere, che, col permetter che cadino in potere d’altro maggiore, lasciar accrescer quel medesimo formidabile a se stessi e pernicioso alla propria sicurezza. E però si può dire la vera diffesa del Monferrato per conservarlo al signor duca di Mantova esser l’interesse commune de’ suoi vicini, come l’effetto l’ha dimostrato e lo dimostra tuttavia. Inoltre la cittá di Casale, situata nel centro di quella parte d’Italia ch’è vicina all’Alpi, commoda a ricever, a nutrire ed a far spalla agli esserciti francesi e svizzeri, che venissero in questa provincia per aiuto de’ principi di essa contra potenza maggiore, deve ragionevolmente eccitar ognuno de’ medesimi a procurare di conservarla in chi apunto ella si trova.

Ma torno al Monferrato, nel quale la giustizia civile e criminale viene amministrata da uno con titolo di «capitano» apunto «di giustizia» e da sei senatori, che stanno in Casale, tutti eletti dal signor duca, parte nativi del paese e parte mantovani. Non si viene però da questo tribunale ad alcuna importante essecuzione senza la participazione e l’assenso del governatore generale, il qual d’ordinario risiede in quel Stato per l’Altezza Sua; e questo è anco capo del Conseglio di Stato e di guerra, quando non vi sia il signor duca in persona overo il signor don Vicenzo, che al presente sopraintende al tutto. Entrano nel giá detto Conseglio i generali della cavallaria e dell’artiglieria, quando vi sono, il governator della cittadella e due precedenti uomini di «robba lunga», tutti con voto non solo consultivo, ma deliberativo ancora, facendosi le risoluzioni ed essequendosi secondo il parer della maggior parte.

La gente di bassa condizione avanti questi turbini di guerra, essendo il paese stato lungamente esente da travagliosi accidenti, col godimento di una tranquilissima pace, vi si trovava e viveva con onesta commoditá. Pochi eran quei che non avessero dell’oro e dell’argento riserbato, in caso di bisogno, al proprio