Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/154

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140 timossena

Porger sull’ara anch’io mie libagioni
Per salute del cor, che sanguinente
75Porto in sen da più lune e ben tu ’l vedi.»
Della donna sull’omero la destra
Posò Plutarco intenerito, e gli occhi
Pregni di pianto in lei fissando, il giuro
Le rinnovò del non cangiato affetto
80Per cangiarsi di tempi. «E se ti amai,
Soggiungeva, dal dì che sul mio seno
Reclinasti il bel capo, e di tua vita
Mi affidasti il governo; e se potesse
Crescere l’amor mio, ben più diletta
85Or saresti al mio cor, pur come gemma
Tratta dal fondo di turbati mari,
Che più cara risplende. I dubbi acqueta,
O mia soave desolata: intero
Il tuo regno rimane. E nondimeno
90Se ti piace così; se tanto speri
Nella possa d’amor, domani all’alba
Andiam sull’Elicona; e gli aurei nodi,
Ch’ira di parti rallentar non vale,
Novamente pregato Amor confermi.»