Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/178

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164 l'alcione.


     Che sollevando le gravose ciglia
E sovra il sen ricadendo col mento,
81Tende l'orecchio alla taumanzia figlia.

     Tu dormivi, Alcïòn; ma tratto a stento
Il tuo respir gemea; dall’egro aspetto
84Traluceva dell’anima il tormento.

     Ed ecco appiè del doloroso letto,
Squallido, ignudo, ma col suo sembiante
87Starsi, orribile immago, il tuo diletto.

     Di verde acqua la barba avea stillante,
Stillante il crine: il labbro illividito;
90Tumida l'epa e tumide le piante.

     Or che dirò come correndo al lito
E sovra l'onde galleggiar la spoglia
93Mirando dell’esanime marito,

     Ella cieca d’amor, cieca di doglia
Si perigliava in mar? Come la Diva
96Cui di fiori solea cinger la soglia,

     L’agil omero di ali le vestiva
E le donava l'amorosa nota
99Che fa de’ mari risentir la riva?