Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/183

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natura e scienza. 169


    Troppo scherzasti, improvvida gelosa!
Lo sprezzato cristal l’uomo raccolse,
    L’occhio armandone; e te non sospettosa
20Dietro la tenda ad osservar si volse.

    Or ti appiatta, se sai! Splendido, immoto,
Pari a luna, che subita si scopra
    Tra nube e nube al vigile piloto.
24Quel grande, infaticato occhio t’è sopra.

    O che ti posi d’assetata foglia
Entro le celle e con materne dita
    Alle provvide stille apra la soglia,
28Che l’alba manda a rinverdir la vita;

    O che nel chiuso calice de’ fiori
Segua il cader della feconda polve;
    O che nutra, o che plasmi, o che colori,
32Fiso quell’occhio dietro te si volve.

    Innanzi ad esso, come tronco pino,
Giganteggia il capello; e come mare
    Limpidissimo al fondo e cristallino,
36Co’ mille abitator la goccia appare.

    Quante in que’ flutti immagini di morte!
Quante fughe e vittorie! In fiera danza
    Dell’universo affacciasi alle porte
40Rude la vita e dolorando avanza.