Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/367

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dora. 353

Povertade l’assalse. Addolorato
Ei dì per dì passava e ripassava
70Muto dinanzi la paterna porta,
E l’iracondo Allan non lo vedea.
Ma Dora di nascosto accumulava
Il poco che poteva e di nascosto
L’inviava al meschin che non sapea
75Di qual mano venisse; infin che fiera
Una febbre lo colse ed in poca ora
Lo condusse a morir, quando ne’ campi
I lavori fervean della raccolta.

     Dora allor venne a visitar Maria.
80Maria sedea col pargoletto in grembo
E lo guardava e lagrimava: in piedi
Insospettita si levò, mirando
Dora venir che avvicinossi e disse:
“Finor la voglia rispettai del zio,
85Ed io peccai, perchè della sventura,
Che Guglielmo cogliea, fui cagion prima.
Ma per l’amor di lui che più non vive,
E di te che a sua donna egli prescelse,
Per l’amor di quest’orfano innocente,
90A te vengo, o Maria. Sono cinque anni,
Come tu sai, che più superba mèsse
Non si vide ne’ campi. Or mi permetti
Ch’io prenda il tuo bambin: gli occhi del zio
Vo’ si scontrino in lui, quando discende