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Continuando il cammino verso la Solfatara sorge a sinistra una naturale scogliera, formata d'una leggerissima lava, a base di roccia di corno, del colore di matton cotto sbiadato, di grana grossolana e terrosa, che si attacca leggermente alla lingua, e che rende odore argilloso, bagnandola, o semplicemente col fiato umettandola[1].
Cotesta lava dà forte a credere d'essere stata decomposta, e la decomposizione ha penetrato ai feldspati a tavolette, di che abbonda, resi essi pure friabili, quantunque in massima parte conservino la naturale loro lucidezza.
Fatte queste fuggitive osservazioni tra via, giunsi alla Solfatara; nè mi contentai d'una visita sola, ma amai in altri giorni di replicarle, troppo premuroso d'istruirmi a dovere di questo rinomatissimo luogo. Per la lettura delle Annotazioni del Sig. Dietrich ai Viaggi in
- ↑ In molte lave sentesi l'odore d'argilla, umettandole con l'alito, o in altra maniera. Quindi innanzi ove parlerò di queste lave, e nominerò l'odore argilloso, si sottintende ch'io le abbia sottoposte a questa umettazione, che lascio di esprimere, per isfuggire le superfluità.