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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/114

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posti, meno però della lava che li rinserra.

V. Attorno al gran piano della Solfatara si solleva in più luoghi una corona di scoscese rupi, che una volta formavano le pareti superiori di questo grandioso cratere. Lunghesso queste pareti scorrendo le acque piovane, e radendo la superficie delle lave scomposte, ne recano la parte sottile nei siti più bassi, e quivi producono diverse concrezioni, e massimamente di quelle stalattiti volgarmente chiamate ooliti o pisoliti. Ma di queste stalattiti parleremo più sotto. Intanto quì noto che le suddette acque col loro impeto strascinano anche al basso più pezzetti di lave decomposte, e che in qualche luogo molti di questi pezzetti si trovano insieme uniti, e legati da una crosta di sulfuro di ferro. Ella è nera dove sente le vive impressioni dell'aria, ma nelle rotture è lucente, quantunque il colore tiri più al piombato, che al giallo. La sua struttura è squamosa. Gli altri sulfuri di ferro fin quì nominati scintillano all'urto dell'acciajo, non già questo, per avere minore durezza. E' ricchissimo di solfo, poi-