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consistenza, perduto però in massima parte il loro lustro.
XVI. Il quarto saggio rinserra un nucleo rosso cupo, della durezza, e dell'aspetto dei carbonati di calce di grana fina, ma che non si muove dagli acidi, nè da essi si scioglie, che non scintilla al battifuoco, e che a se tira di una linea l'ago calamitato. Ha più screpoli, dentro a' quali ha penetrato con l'acqua una materia quarzosa consolidatasi in un velo semitrasparente, e alquanto scabroso. In questa lava poco decomposta miransi disperse più massolette di sulfuro di ferro.
XVII. Piccoli sorli, e grossi feldspati cristallizzati occupano il corpo di questa ultima lava, piuttosto porosa, dura però bastantemente per mandare scintille all'acciajo. E' vestita d'una crosta bianco-gialliccia, che col coltello si squama, e una sfumatura rossigna ha penetrato il suo interno, che è d'un fondo nericcio.
In queste lave de' Pisciarelli la decomposizione è altresì stata più forte, che nei sorli, e nei feldspati, che dentro vi annidano.
| Tom. I. | E |