po debito esposto. Solamente non sussiste che dette lave si sieno mutate in argilla, siccome vorrebbe il nominato Svedese, giacchè per le analisi chimiche apparisce che in esse preesisteva cotal terra combinata ad altri principj, e non ha fatto che manifestarsi per la tolta aggregazione, prodotta da' summentovati vapori.
Non è tampoco esattamente vero che le pareti della Solfatara per ogni lato biancheggino, e sieno decomposte, siccome leggiamo nel Libro di Ferber; tali essendo bensì quelle che guardano il sud, ma non già l'altre situate diversamente, ed in ispezieltà le esposte al nord, quivi essendo nericcie, e poco o nulla scomposte. E l'Abbate Breislak, Direttore della Solfatara, e col quale io la esaminava, spiega assai bene cosiffatto divario, osservando egli che l'acido sulfureo è meno possente a scomporre le lave, ed esige più tempo, ove a molta umidità vada unito: e questo umidore dovrà essere più scarso al meriggio, dove il calorico solare è più forte. Di fatti due mesi di esalazione sulfurea umidissima, dentro cui egli tenne alla Solfatara