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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/175

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Raccogliendo in uno tutte queste osservazioni, sembra quasi indubitato, che l'estensione del Napoletano che veggiamo vulcanizzata, riposi sopra il carbonato di calce, come opinano ancora Ferber, e Hamilton.

Se adunque il fuoco sotterraneo agisca lentamente su questa pietra, obbligandola a spogliarsi a poco a poco del suo acido, e se sovrastino ad essa aggregazioni terrose, e facilmente permeabili da questo acido fatto gazoso, egli ne uscirà per di sopra, formando una corrente, che andrà a confondersi con l'aria atmosferica. E questo esser potrebbe il caso naturalissimo della emanazione della Grotta del Cane. Il calorico di questa emanazione dall'Abbate Breislak dimostrato maggiore di quello dell'atmosfera, fa credere che sottovia alla Grotta esista di fatti un resto di fuoco vulcanico; e l'umidità grande che la accompagna, è molto favorevole a questa ipotesi, sapendosi che il carbonato di calce per l'azione del fuoco oltre al suo acido si spoglia dell'acqua che conteneva. Nè vi è pericolo che in questa supposizione venga meno la mofeta; imperocchè il giro di

Tom. I. H