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Per questa veleggiata da Messina a Catania furono da me impiegati due giorni. Il materiale di quest'ultima Città è quale doveva aspettarsi da un paese vulcanico, e che non ha che a distanza considerabile pietre di natura diversa, quali sarebbero marmi, o graniti. Gli edificj adunque sì privati, che pubblici, i templi, le mura della Città, ec., constano massimamente di lave. Ma non solo questo si osserva nella moderna Catania, ma nell'antica eziandio, che nel 1693. venne da un tremuoto interamente distrutta; dissotterati almeno alcuni suoi ruderi, si trovano pur formati di lave. Inoltre osservazioni sicure anteriori a quella fatale epoca ci attestano, che sotto le fondamenta di lei s'incontrano pur lave, siccome nel dimostrano gli scavamenti de' pozzi[1]. E chi sa a quale prodigiosa profondità gettano ivi le radici l'etnee eruzioni. Se poi fermeremo lo sguardo alla superficie del suolo Cataniese, incontreremo per ogni dove immense congerie di lave, tra le quali è famosissima
- ↑ Borelli l. c.