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quella che nel 1669. squarciato un fianco dell'Etna, inondò con infinita rovina uno spazio di quattordici miglia in lunghezza, sopra tre o quattro in larghezza, e soperchiate le mura di Catania, e coperta una parte di lei, andò in fine a precipitarsi nel mare.
Sarebbe un portar legne a' boschi, s'io mi estendessi in parole nel descrivere cotesta lava, fatto avendolo copiosamente ne' pubblicati lor Viaggi all'Etna i Sigg. Brydone[1], Borch[2], Hamilton[3], Riedesel[4]; ch'io anzi dir non saprei, se i racconti di quattro Viaggiatori, che un dopo l'altro ci ridicono a un di presso le medesime cose, fossero troppo da desiderarsi, dappoichè l'illustre nostro italiano, Alfonso Borelli, che al tempo di quella orribil corrente di fuoco era sul luogo, scrisse a bella posta un libro intorno alla medesima [5]. Piuttosto cre-