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derò importante il riprodurre qui migliorata la Tavola fatta incidere da questo
Dice egli primamente, che per testimonianza del Borelli: “dopo che tutta l'Isola soffrì le più violenti scosse, e che la lava sboccò finalmente di sotterra, fece un salto nell'aria a sessanta palmi di altezza.”
Mi scuserà questo Viaggiatore, se oso dirgli che il nostro Italiano nella sua Relazione parla di scosse soltanto locali, in quanto che alcuni siti al Vulcano vicini tremarono, non mai di scosse che sentite si fossero per tutta l'Isola. Che poi la lava nell'uscir di sotterra balzasse su per l'aria a sessanta palmi, non ne leggiamo parola nel suo Libro.
Fa dire altresì al Borelli: “che il sole non si lasciò vedere per più settimane, e che il giorno sembrò essersi convertito in tenebre.”
Ma noi non leggiam nel Borelli se non se: “che il giorno 8. Marzo un'ora prima del tramonto del sole nel Borgo di Pidara, e in altri siti vicini l'aria era alquanto fosca ed oscura, come accade nelle parziali ecclissi del sole.”
Gli altri due luoghi, che ommetto per brevità, sono egualmente deformati.
E nel suo Viaggio all'Etna non lascia il Brydone di correre dietro a questo meraviglioso. E ove gli manchi, a lui non mancano altre rissorse, ora col giocare di fantasia con bizzarre e spiritose invenzioni, ora valendosi dell'artificio di dare il ridicolo. Il Velo di S. Agata, a forma d'esempio, riguardato secondo lui dai Cataniesi come un rimedio infallibile contro i Vulcani, perde la sua