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lici di terriccio. E pure la lava dell'Arso in Ischia, che corse al mare nel 1302., quando nel 1788. la visitai, cioè dopo 486. anni, conservava in ogni parte l'antica sterilità, e durezza[1].
Non so intendere come a questo Scrittore non sia caduta sott'occhi un'altra corrente presso Catania, le cui lave da due mila anni in poi sono destinate per le fabbriche, la qual corrente è di tempera sì forte, che dove non ha posto mano l'agricoltore, si mantiene anche adesso sterilissima.
Rifaccendomi poi alla lava del 1669., non comprendo come egli le attribuisca un pollice e più di terriccio, quando onninamente ne è priva. Di fatti se reggesse quella supposizione, la superficie della lava sarebbe adorna tanto o quanto di picciole erbe, giacchè uno strato terroso d'un pollice è bastevole a nodrirle; per l'opposito è spogliata d'ogni vegetabile, tranne diversi licheni, che sappiamo abbarbicarsi, e crescere su' corpi durissi-
- ↑ Capitolo V.