sime secche foglie di quercia ricoperto, continuai il mio viaggio all'Etna, e il cielo ch'era sereno mi faceva sperare che tale pur fosse nel vegnente giorno, senza di che non mi sarebbe stato conceduto il godere la vista di quell'elevatissimo giogo, quasi sempre offuscato da nebbie, ove nuvolosa sia quella parte di cielo. E ben presto lasciata la Regione mezzana, m'inoltrai nella Sublime, ignuda di piante, salvo diversi cespugli raramente seminati. Il lume di più torce che mi precedevano, mi forniva l'opportunità di osservare la natura del suolo sul quale io andava, e di riconoscere per alcuni saggi raccolti, che quelle tracce di strada eran segnate sopra lave o identiche, o analoghe a quella, in cui s'interna la Grotta delle Capre. Io era a quattro miglia dagli orli del gran cratere, quando cominciai a passare dalle tenebre della notte alla luce del giorno. Debolissimi chiarori all'est, alba biancheggiante, aurora ricca di rosseggianti colori, sole che spuntava dall'orizzonte, torbido su le prime, tremante, e vaporoso, poi insensibilmente più chiaro, e più risplendente; tali furono le gradazioni del na-