scente giorno, non altrove mai viste con tanta precisione e diletto, come d'in su quell'altissima pendice, sì da presso continuata alla punta dell'Etna. Allora fu che cominciarono a cadermi sott'occhi gli effetti della eruzione dell'Etna, avvenuta nel Luglio del 1787., e accuratamente descritta dal Cavaliere Gioeni[1], voglio dire un velo di nere scorie sottili, ma che a poco a poco che mi accostava al sommo della Montagna si facevan più grosse, e componevano uno strato di molti palmi; e su quelle scorie fui forzato l'andar lungo tratto, malgrado l'estrema fatica che far doveva, seppellendo ad ogni passo profondamente la gamba dentro di esse. La loro figura dalle minime di una linea, ed anche meno, alle massime di più piedi, è irregolarissima; esternamente manifestano l'aspetto delle scorie del ferro, e dovunque rompendole, le troviam piene zeppe di cavernette, quasi tutte sferiche, o prossi-
- ↑ La sua Relazione è stampata a Catania nel 1787., e si legge tradotta in francese su la fine del Catalogo Ragionato ec. del Sig. Dolomieu.