| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| 219 |
Di mezzo a quella immensità di scorie incontrava tratto tratto più globi, che a similitudine delle scorie da prima erano piccioli, ma che andavan crescendo quanto più alla vetta del Monte mi avvicinava, ed erano esternamente di rara struttura, ma fitti, compatti, e quasi senza pori nelle parti interne. E questi non sono stati in origine, che brani di lave in quella eruzione dal cratere lanciati, e ridotti a forma globosa nel raffreddamento incontrato nell'aria. Del rimanente per gli esami fattivi attorno, li trovo essere dell'indole istessissima delle scorie, possedendo anche il medesimo magnetismo.
Mi rimanevano soltanto due miglia e mezzo di viaggio, allorchè il grande laboratorio della natura negli abissi dell'Etna rinchiuso cominciava già a manifestarmi le maravigliose sue operazioni. Dalla sua cima si alzavano due bianche colonne di fumo, una al nord-est del Monte, la quale era la più picciola, l'altra più grande al nord-ouest, e spirando allora dall'est un leggier venticello, ambedue facevano una una curva all'ouest, indi a poco a poco si dileguavano