Il secondo ostacolo che mi si affacciò, fu il seguente. Mi restava a valicare quel tratto, che propriamente dee dirsi il cono dell'Etna, e che a retta linea ha di lunghezza un miglio, o poco più. Ripidissimo era, ed insieme disegualissimo per le ammucchiate scorie che lo ingombravano, ivi cadute nell'ultima eruzione, le quali oltre il non avere fra se legamento di sorta, non erano per niente al suolo attaccate. Andandovi adunque sopra per salire, le più volte accadeva, che nell'atto, che col piede mi appoggiava ad una di esse, per avanti spingermi coll'altro piede, la premuta scoria cedendo all'urto, per lo scosceso pendio con altre scorie seco lei strascinate precipitava all'ingiù; e mancando io improvvisamente di sostegno, non poteva non seguirla; intanto che in luogo di dare un passo all'insù, stretto era di farne molti addietro. Debbo aggiungere che le scorie al dissopra contigue a quella, cui mi appoggiava, per la caduta di lei non essendo più sostenute su quella ripidissima declività, giù cadevano esse pure, e mi si affollavano attorno, non senza pericolo di rilevare una forte contusione a'