piedi, o di fiaccarmi di colpo una gamba. Dopo più tentativi, e inutili sforzi trovai, che il migliore per evitare tanti fastidj, e avvantaggiare nel viaggio, era quello di cercar di mettere i piedi su' pezzi di scorie più grandi, che mossi non si fosser di luogo a cagione del loro peso, malgrado l'aggravarli del mio. Sì adoperando mi riescì di ottenere l'intento, se non che fu mestieri l'allungare a molti doppj la strada, pe' tortuosi giri fatti in grazia di andare in cerca delle scorie che in passando fornir mi potessero stabile appoggio. Tre ore io spesi nello scorrere o piuttosto strascinarmi sul rimanente di quella cima di Monte, tra per non potere ascenderlo dirittamente, e per essere pendente in guisa, che ad ogni momento doveva aggrapparmi a' mani, e a' piedi; e struggendomi in sudore, e trafelando, era necessitato di fermarmi, e prendere opportuni, e replicati riposi. Quanto allora invidiai la fortuna di coloro che innanzi la eruzione del 1787. viaggiato avevano all'Etna, che a detta delle guide erano ben lungi dal sostenere tanta malagevolezza di cammino!