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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/289

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Non più di cento cinquanta passi io era distante all'apice del cono, e già vedeva vicinissime e in grande le due colonne di fumo, e già tutto ansietà di recarmi su le fauci della voragine, io raccoglieva quel poco di forze che mi rimanevano ancora, quando un impensato ostacolo rattenne, per un momento bensì, ma d'una maniera crudele, le ardenti mie voglie. I vulcanici crateri, che più o meno bruciano, sogliono essere attorniati da' cocenti fumajuoli acido-sulfurei, che escono da' loro fianchi, e si sollevano in alto. Il cucuzzolo dell'Etna non ne andava esente: ma il forte di essi era all'ouest, ed io ritrovavami al sud-est. Quivi solamente un gruppo di quattro o cinque fumajuoli spuntava da un sito alcun poco depresso, e per dove necessariamente doveva passare. Imperocchè l'uno de' lati di tal sito era un orrido precipizio, e l'altro lato aveva una sì dirupata pendenza, che io, e il mio famigliare per la soverchia spossatezza non fummo al caso di superarla: e a sommo stento riescì di farlo alle due guide, non ostante la lunga abitudine nell'imprendere sì faticose peregrinazioni. Dovemmo adunque


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