che alla sua origine aveva forse 20. piedi di diametro, veniva quasi per diritto impetuosamente vibrata, finchè era dentro al cratere, ma fuori uscitane piegava all'ouest, spintavi da un leggier venticello, e più oltre innalzata si allargava in un amplo, ma diradato volume. Quel fumo era bianco, e venendo cacciato in un lato quasi opposto a quello, dove io mi trovava, non m'impediva il mirar dentro a quell'apertura: e asseverar posso che con la maggiore chiarezza quivi scorgeva una liquida infocata materia, che faceva un continuo, ma lievissimo ondeggiare, bollire, aggirarsi, ascendere, e discendere, senza però spandersi mai sul piano; e questa non era che la stemperata lava, che dal fondo dell'etnea voragine ascendeva fin là.
La favorevole circostanza di aver quasi dirittamente sott'occhi quest'apertura, mi mise in voglia di farvi cader dentro qualche grossa pietra, col lasciarla rotolare su l'ertissima pendenza che aveva sotto di me. Le pietre adunque (che non erano che grossi pezzi di lave ch'io spiccava dagli orli del cratere) lungo la medesima a salti precipitando,