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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/294

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in pochi stanti piombavano al fondo, e quelle che entravano nell'apertura, percuotevano la liquida lava, facevan dopo sentir quel romore, che cagionato avrebbero urtando su di una pasta solidetta e tenace. Ma ogni sasso precipitante da quella balza, tra via urtava in altri, che smuovendo obbligava a rotolare all'ingiù, e questi lo stesso giuoco con altri facevano, che più basso incontravano. Quindi la sua caduta ne facea nascere altre assaissime, per cui que' cupi romori su la liquefatta lava prodotti a molti doppj moltiplicavansi. I sassi poi cadenti sul piano mettevano alcuni salti, quelli eziandio che eran grossissimi, e davano un suono diverso dal sopra indicato. Quel piano adunque non potea dirsi una semplice crosta sottile, altrimenti que' rovinosi colpi sarebbesi infranto.

Questa descrizione, qual ch'ella sia, potrà più agevolmente intendersi per la Tavola II., esprimente la sommità del Monte Etna, vestita di massi, e grossi pezzi di lave. AAA rappresenta dunque un lembo della lava del 1787. escita dal sommo cratere: BBBB la circonferenza del cratere col suo spaccato CC per