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teri ci esistevano, ma un solo, della circonferenza però, siccome egli racconta, di quattro miglia. Giusta il consueto era a imbuto il cratere, mandava fuoco, e fumosa caligine, ma a riprese, ed era negl'intervalli di riposo, che poteva contemplarlo. Allora udiva un romor sotterraneo, e un bollire, e gorgogliar di materie, non altrimenti che un immenso pentolone d'acqua sovrastante a un gran fuoco. Tai fenomeni furono da lui osservati nel 1541., e nel 1554: e quanto all'unità del cratere eran gli stessi[1].
Questi pochi esempli bastano, credo io, a dimostrare le mutazioni della sommità dell'Etna per ciò che risguarda il numero, la forma, e l'ampiezza de' suoi crateri, secondo che in diversi tempi rimane affetta da' sotterranei accendimenti. Ma un altro cangiamento, quasi in passando, vogliam qui accennare, divisato da due Scrittori testimoni di veduta, Fazello, e Borelli: e questa si è la caduta, e l'assorbimento del vertice Etneo dentro al proprio cratere. Narra dunque
- ↑ Sic. Rer.