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Scit nivibus servare fidem: pariterque favillis
Durescit glacies, tanti secura vaporis,
Arcano defensa gelu, fumoque fideli
Lambit contiguas innoxia flamma pruinas[1]”.
Così il Poeta latino; ma un ritratto più espressivo dell'Etna coloriscono i versi del greco Poeta, dipingendola non solo quale eterno vivajo di nevi, ma come colonna del cielo, dandone così a divedere la straordinaria sua altezza:
Κίων δ' οὐρανία νιφόεσα Ἀίτνα πάνετες χιόνος ὀξείας τιθήνα.
Egli è poi rilevantissimo nel presente proposito, che fioriva Pindaro cinque cento anni prima dell'Era cristiana.
Dopo questo non sì breve, ma opportuno sviamento, tornando al fil delle narrazioni per me intermesse, ragionerò brevemente d'un fenomeno risguardante il fumo, che sollevavasi dal cratere dell'Etna, veduto diversamente da Brydone, da Borch, e da me. Narra dunque il
- ↑ De Rap. Pros.