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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/325

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multiplicità, e vaghezza dei punti di veduta, onde era attorniato, minore non era la contentezza, e il giubilo ch'io sentiva dentro me stesso. Il sole si accostava al meriggio; nè essendo offuscato da alcuna nebbia, faceva allora sentire la vivificante sua forza; e il termometro marcava il grado decimo sopra del gelo. Io adunque mi ritrovava nella temperatura, che è la più amica dell'uomo: e l'aria sottile ch'io respirava, quasi che fosse interamente vitale, produceva un vigore, un brio, e una leggerezza nelle membra, e un'agilità, e svegliatezza nelle idee, che a me pareva d'essere divenuto quasi celeste.

Ma non senza rincrescimento mi convenne in fine di allontanarmi da quella scena incantata, per aver divisato di dormire l'entrante notte a S. Niccolò dell'Arena, troppo memore del disagiato letto durissimo, fornitomi dalla Grotta delle Capre. Ma nel mio ritorno da questa ardente Montagna a Catania deliberato aveva di prendere altra via, per ricercar cose, onde rendere vieppiù fruttuoso questo mio viaggio. Quale adunque fu


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