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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/339

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essendo ben nove mesi, da che caduta non era una stilla di pioggia dal cielo. L'acqua piovana che quegli abitatori raccolgono nelle cisterne, essendo già finita, stretti erano di andarne in accatto presso alle falde del Monte, dove ancor rimaneva qualche rarissima fonte. Ed io oltre l'essermi accorto di tanta penuria per aver compera a prezzo più caro l'acqua nel viaggio all'Etna, che il vino a Catania, ne rimasi vieppiù convinto, appena che uscj di questa Città, per avviarmi a quel Vulcano, ivi incontrato avendo più donnicciuole, che con barili pendenti da somieri venivano a prendere, e caricar acqua, attingendola ad una polla vivace, che usciva dall'uno de' lati della pubblica via. Ma lo spettacolo più toccante fu nel mio ritorno in vicinanza di Jaci, quando mi abbattei in un centinajo e più di poveri Montanai dell'un sesso, e dell'altro, colà recantisi per dissetarsi ad una vena di acqua che rompeva di mezzo alle lave. Compassionevole cosa era il vedere quegli infelici, tutti a piè scalzo, sotto un cocentissimo sole, quale si faceva allora sentire in quell'umile luogo, riarsi, e di sudore grondanti


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