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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 1, 1792 - BEIC IE6478057.djvu/340

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pel sopraccarico di capaci vasi di terra su le spalle, o sul capo, e pel disastroso viaggio di dieci miglia, per arrivare a quella fonte di acqua. E appena che questa da lungi vedevano, raccolto il poco di lena che lor rimaneva, affrettavano gli stanchi passi, e giuntivi sopra la bevevano a gran sorsi, senza per qualche tempo staccarne le labbra. Ma la compassione in me si accrebbe all'udire da essi, che ogni dì condannati erano a sì penoso travaglio, che è quanto dire per l'intiero corso della giornata, faticando dal nascente sole fino al meriggio, per condursi dal nativo paese a quella fontana, e dal meriggio fino a notte bruna, per restituirsi a' loro abituri, e consolare con tal refrigerio le assetate lor famigliuole. Nel mentre ch'io m'inteneriva su questo racconto, uno fra loro, che era un garzoncello di tredici anni, volendo trarsi dalle spalle il vaso, e riporlo su la terra, gli scappò, non so come di mano, e nella caduta s'infranse. E' ben difficile ch'io con parole sapessi esprimere l'improvvisa costernazione, le smanie, e il dolore, che lo trafisse accompagnato da calde lagrime, e da voci