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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 2, 1792 - BEIC IE6332532.djvu/157

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con le mie sperienze consuonano quelle instituite su rocce congeneri da' Sigg. d'Arcet, Gerhard, e Saussure. Ho detto in generale, non negando io che in minor fuoco possa ottenersi la fusione del feldspato in qualche altro granito, la quale fors'anche seco tragga più o meno quella del quarzo[1]. Quantunque nella immensa serie delle lave da me fuse, e in quest'Opera descritte, i feldspati ordinariamente si mostrino refrattarj, pure qualche volta si fondon benissimo al fuoco della fornace, del quale si valgono quì in Pavia per mettere in opra il vetro ordinario, non ostante che sia più rimesso, secondo che si è detto, del fuoco che usano per il cristallo. Dimostrato lo abbiamo nei feldspati delle lave d'Ischia, i quali o uniti meccanicamente ad altre

  1. Scrive Morveau al Conte Buffon, che due pezzetti di granito diverso collocati separatamente in un crogiuolo, in meno di due ore di fuoco si sono squagliati in un vetro omogeneo. Buffon Miner. T. I. in 12. Ma egli non ispecifica le parti costitutive dei due graniti, nè la temperatura del fuoco adoperato per fonderli.