| Questa pagina è stata trascritta, formattata e riletta. |
| 29 |
come il vetro ordinario, i pezzetti di granato che vi eran dentro rimanevano intatti. Finalmente fondevansi, ma senza mai che s'incorporassero alla lava, onde formare un tutto omogeneo.
Quelli tra Chimici, e Naturalisti, che innanzi a me cimentato hanno col fuoco i granati vesuviani, raccontano risultati consimili a' miei. Il Bergman dice che questi granati di per se stessi si fondono col tubo ferruminatorio, usando però un fuoco veemente[1]. Racconta Saussure, che una lava a occhi di pernice da lui staccata dal Monte Somma diede al fuoco di fusione un fondo nero vetrificato, ma che i grani poliedri di questa lava rimasero inalterati; a dispetto del fuoco il più violento. E per grani poliedri si vede chiaro ch'egli intende ciò che io con altri ho chiamato granati[2]. Quanto poi al gaz ossigeno, conviene ascoltare Ehrmann nel suo libro su l'Aria del Fuoco. “Il granato del Vesuvio, bianco opaco si distingue dai