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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 4, 1793 - BEIC IE6206670.djvu/169

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il naviglio straniero. Che se il Piloto, che ne ha il governo alla maestria della sua arte affidato, disprezzi cotesti soccorsi, o non li curi, per quanto prode e sperimentato egli sia, corre il maggior pericolo di naufragare. In quegli stemperati stravolgimenti del mare, in quel bollir d'onde, e avvolgersi in velocissimi giri per la violentissima corrente al nord, e pel contrariante libeccio, che addosso le precipita il mare, è inutile il gettar lo scandaglio, per indagare l'altezza del fondo, dove l'impeto della corrente seco ne porta pressochè a galla il piombino. Le gomone rinforzate, quantunque grosse il giro di molti piedi, a guisa di sottili cordicelle si spezzano. Le due, e le tre ancore ivi gettate, per esserne scoglioso il fondo, o non aggrappano punto, o aggrappando, il rapidissimo correr dell'onde tostamente la sferra. Ogni altro espediente, ed appiglio suggeriti dall'arte più raffinata del navigare, e che in altre parti del Mediterraneo, ed anche del terribile Oceano, atti sarebbero a trar di pericolo una nave in tempesta, riescono inutili


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