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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 4, 1793 - BEIC IE6206670.djvu/172

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loro affidato. Sottrarsi al mortal filo della corrente, dare di tanto in tanto leggermente alla banda, torcere quando a poggia, e quando ad orza il timone, abbassar la vela, avvilupparla in parte, spiegarla, siccome ringagliardiva il vento, o allentava; eludere gl'impetuosi scontri de' fiotti, altri fendendone coll'animosamente investirli di punta, ad altri voltando cautamente il fianco, sì che dall'urto smorzata ne venisse la foga: questi ed altri artificj, ch'io esprimere non saprei furono gli adoperati da que' valenti marinai; e per tal guisa in quella orribil fortuna di venti, e di mare contrastando, e cedendo, trassero a salvezza il pericolante naviglio.

Ma di Scilla assai: passiamo ora a ragionar di Cariddi. Si osserva ella dentro allo Stretto fra lo spazio del mare, interposto ad una lingua di terra nel lido, nomata Punta secca, e ad un altra punta, dove si solleva la torre chiamata Lanterna, perchè alla sommità è fornita d'un fanale, che col lume serve nell'ore notturne di guida a' naviganti, che entrano in Porto. Consultando gli Autori che ne hanno scritto, trovo che