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quasi tutti la suppongono un vortice. Il primo ad affermarlo è Omero, rappresentando Cariddi qual mostro, che tre volte al giorno assorbisce l'acqua, e tre volte a vicenda la rigetta.
. . . . . . δια Χάρυβδις αναῤῥοιβδεῖ μέλαν ὕδωρ.
Τρίς μεν γάρ τ ἀνίησιν ἐπ'ήματι, τρὶς δ' ναῤῥοιβδεί
Δεινόν. (ibid.)
La virgiliana trascritta descrizione non si allontana dall'omerica, salvo l'aggiungervi una voragine o baratro sottoposto. Strabone, Isidoro, Tzetze, Esichio, Didimo, Eustazio, ec. ci ricantan lo stesso. Il Conte Buffon con piena fiducia adotta il sentimento di Omero, e ripone Cariddi fra i vortici più rinomati del mare. “Cariddi nello Stretto di Messina assorbisce e vomita le acque tre volte in ventiquattro ore” (Hist. Nat. T. II. in 12.). Strabone scrive altresì, che i frammenti de' navigli inghiottiti da questo vortice vengon portati dalla corrente fino al lido di Tauromina, 30. miglia lungi da Cariddi[1]. E a con-
- ↑ Καταποθέντων δὲ, καὶ διαλυθέντων τα ναυάγια παρασύρεται πρὸς ηϊόνα τῆς Ταυρομενίας. (I. VI.)