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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 4, 1793 - BEIC IE6206670.djvu/181

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tori cominciando da Omero, e venendo giù fino a' nostri tempi l'hanno descritta o supposta per un vortice vero, ossia una grande voragine in se stessa aggirantesi, entro le cui fauci quantunque volte entri una nave, è spinta al centro, e avidamente inghiottita. Ove la corrente sia sul morire, oppure sia nulla, niente si verifica di tutto questo, ed è anzi allora Cariddi innocente, come senza replica ne sono stato convinto dalle osservazioni mie stesse. Quando poi imperversa, ed è pericolosissima, non presenta tampoco allora cotesto incavo o voragine vorticosa, ma un semplice bollir fortissimo, e gorgogliar d'onde, mercè cui generansi que' vorticetti, che per ciò sono accidentali, e d'altronde niente da temersi. Tanto poi è lungi che Carriddi in quel tempo faccia suoi i bastimenti entrativi dentro, e se li trangugi, che anzi li ricusa, e ne li caccia lontano da se.

Questo errore è nato, come tanti altri nelle cose naturali. Omero nel Viaggio di Ulisse per lo Stretto di Messina è stato il primo a descriver Cariddi qual vortice immenso, che assorbisce l'acqua,

Tom. IV. M