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re in aperto mare, ma andava terra terra, quasi tenendosi con una mano appoggiata al lido.
Alter remus aquas, alter tibi radat arenas.
Tutus eris; medio maxima turba mari. (Propert. l. 3.)
Ma col tempo, con lo Studio, e con l’esperienza fattasi più grande, più istrutta, più coraggiosa, fino ad attraversare i più gran mari, osa sfidare le più dirotte tempeste, e si ride di que’ suoi puerili spaventi.
Sebbene a mostrare la ragionevolezza del mio pensamento per rispetto al mare di Messina, non ho mestiere di farmi a que’ primi secoli di rozzezza; il Secolo presente ragguagliato al passato può fornirne una luminosissima pruova. Quel tratto dell’Adriatico che separa Venezia da Rovigno nell’Istria, non è certamente dei più felici per la navigazione. Il pericolo d’esser balzati in sei ore da un lato all’altro ad investire alla spiaggia, la frequenza de’ rabbiosi venti che il dominano, i bassi fondi che qui-