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Pagina:Viaggi alle Due Sicilie e in alcune parti dell'Appennino, vol. 5, 1795 - BEIC IE6483391.djvu/114

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gione che i Genovesi fanno con quella specie di navigli, che chiamano Bilancelle. Dissi allora essere ad esse attaccata una spaziossima rete, i cui vani sono sì angusti che il più menomo pesciolino che dentro v'incappa, imprigionato vi resta. La parte inferiore di essa per via di piombi adattati rade il fondo del mare in guisa, che spazza e seco porta ogni corpo che vi trovi sovrapposto. Quando la rete era in moto mi sono preso trastullo di lanciare qualche trentina di piedi avanti di lei diverse pietruzzole con qualche incisione segnate, per poterle conoscere, la rete giunta a quel sito le prendeva fedelmente tutte. Dirò adunque su l'affar nostro che più volte vi eran dentro testacei e crostacei grandi e piccioli di più specie, ma che molte e molte altre non ve n'era pur uno, non ostante che le bilancelle facesser sovente il viaggio di più miglia. Era adunque chiaro che in quel tratto non esistevano siffatti marini animali. Quanto poi ai colli Reggiani ho fatta in più luoghi una osservazione similissi-