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ma a quella che fece nella Toscana il valente Ginevrino naturalista.
Nella seconda più sopra citata mia lettera al Sig. Bonnet avverto di non avere a quel tempo mai trovato graniti su gli Appennini. Neppur seppi vedervene alcuno nel mio viaggio del 1789. Non possiam però dire che ne vadano assolutamente sforniti. Quelli del Parmiggiano, e del Piacentino non ne sono affatto privi, come io stesso ho veduto a Parma da alcune mostre nei Gabinetti del fu Professore Guatteri, e del Conte Sanvitali, e a Piacenza in quello del Marchese Casati. Sono graniti fra se somiglianti, e dei più vulgari. Per attestazione dei posseditori che hanno raccolto tali mostre, non sono state da loro staccate da grandi masse, ma trovate erratice su letti dei torrenti che discendono dagli Appennini. Simil cosa osservai io nel 1790 nel Fiume Stafora presso Voghera, dove raccolsi in piccioli pezzi fluitati tre specie di cotal roccia, da me descritta nel Capitolo XII. di questo Libro.
Ma niuno fino ad ora in questo genere di osservazioni è stato più fortu-