nato del chiarissimo Sig. Abbate Spadoni, il quale nelle eleganti sue Lettere Odeporiche su i Monti ligustici, ricche d'interessanti scoperte, e di dotte riflessioni parla di due fatte di graniti ivi da lui scoperti, non già in minuti pezzi, ma in massi d'insigne grossezza. Osserva egli che questi massi rinvengonsi staccati dal corpo della montagna, e che sono probabilmente giù caduti da luoghi più eminenti. Varrebbe il prezzo dell'opera ch'egli colà facesse una seconda escursione, e che tenuto dietro a que' preziosi depositi dell'antica natura, cercasse a gran cura se sono semplicemente vaganti, oppure se fanno parte della montagna, e da quali materie sono attorniati.
Frattanto dall'insieme delle osservazioni ora apportate rimane dimostrato che questa roccia primitiva non è del tutto forestiera alla lunga catena degli Appennini, la qual cosa s'ignorava o piuttosto si negava, prima che il Libro dell'indefesso Naturalista maceratese facesse partecipi i Litologi di questa importante osservazione.